L’occasione persa dai politici italiani su LinkedIn

Posted by on Apr 7, 2016 in LinkedIn | No Comments
L’occasione persa dai politici italiani su LinkedIn

Nel peggiore dei casi non ci sono, e nel migliore fanno presenza ma non hanno una strategia. I leader politici italiani su LinkedIn non brillano, nonostante l’opportunità di rivolgersi ad un pubblico composto da potenziali influencer come CEO, blogger e professionisti leader nel proprio settore.

Può anche essere vero che gli utenti siano inibiti dal timore di poter avere ripercussioni sul lavoro condividendo un post a contenuto politico, ma il relativo successo dei post pubblicati dalla candidata alle primarie del Partito Democratico USA Hillary Clinton sembra suggerire che LinkedIn può essere un ottimo canale per la comunicazione politica.

E, dopotutto, le condivisioni e i retweet su questi temi sono all’ordine del giorno su Facebook e Twitter, benché siamo esposti allo stesso rischio anche su questi canali.

Non solo i politici italiani, anche gli americani sottovalutano LinkedIn

Su LinkedIn di Matteo Renzi non c’è traccia: più di una decina di omonimi e un gruppo, ma nessun profilo del premier italiano. Così come Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Beppe Grillo, invece, un profilo ce l’ha, ma non ha mai pubblicato.

Non sono, però, soltanto gli italiani a sottovalutare LinkedIn: durante la corsa alle primarie USA, il social network non è stato usato tanto dai politici a stelle e strisce, che preferiscono Facebook, Twitter, Instagram e la new entry Snapchat. Con la notabile eccezione di Hillary Clinton.

La moglie dell’ex-presidente degli Stati Uniti è l’unica, tra i candidati alla presidenza USA, ad aver pubblicato su Pulse (la piattaforma nativa di pubblicazione di LinkedIn) nel mese di marzo, spiega in un post sul suo profilo Chuck Westover, che si occupa di consulenza per LinkedIn a Washington. Eppure, stando ai dati riportati in questo post, LinkedIn negli USA è una miniera d’oro per la politica: l’81% dei 124 milioni di utenti americani del social network ha dichiarato che voterà alle prossime elezioni presidenziali, e il 44% di essi, con un reddito medio di 100mila dollari, ha donato a partiti politici, contro una media nazionale del 4%.

Vedendo queste statistiche viene da chiedersi come mai nessun politico, a parte la Clinton, abbia investito tempo e risorse su LinkedIn. Anche perché può essere un modo per concentrarsi sui problemi dei cittadini, e del mondo del lavoro in particolare.

Secondo un sondaggio i 5 temi che stanno più a cuore agli utenti di LinkedIn americani sono:

– Lavoro (31%)
– Economia (30%)
– Sanità (24%)
– Tasse (21%)
– Istruzione (20%)

E, non a caso, fra i post di Hillary Clinton più letti troviamo: “4 modi per far decollare le piccole imprese“, “Dobbiamo risolvere la crisi del debito degli studenti americani“, “È ora di aumentare il reddito dei lavoratori“. Mentre i post più “politici” sono fra i meno letti.

I dati riportati sopra sono ristretti ad un pubblico americano, e non dovremmo quindi ideare una strategia per LinkedIn senza prima valutare la situazione nostrana, che potrebbe essere molto diversa. Quel che è certo, però, è che LinkedIn è un valido social network per qualunque politico, anche a livello locale.

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Pubblicato da MarcelloDettori.com su Martedì 22 marzo 2016

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