Content strategy: la ricetta vincente del Washington Post di Bezos

Posted by on Set 6, 2016
Content strategy: la ricetta vincente del Washington Post di Bezos

Il fondatore di Amazon Jeff Bezos ha rivoluzionato il commercio elettronico e l’editoria e si accinge, con la sua Blue Origin, a cambiare il settore aerospaziale. Ma non solo.

Nell’estate del 2013, Bezos ha acquisito il Washington Post, imprimendo anche qui una svolta: con la sua innovativa content strategy l’imprenditore americano è riuscito in poco più di un anno a superare il rivale New York Times per numero di visitatori mensili.

Come?

Semplice: ha applicato ai contenuti lo stesso principio che ha portato al successo Amazon, ovvero la Teoria della Coda Lunga.

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L’espressione “Long Tail” (coda lunga) è stata coniata da Chris Anderson in un articolo pubblicato su Wired nell’ottobre del 2004 e sta ad indicare un modello di business che consiste nel soddisfare la scarsa domanda di tante piccole nicchie di consumatori invece di quella, molto forte, di prodotti popolari da parte di un segmento ristretto della popolazione.

Un dipendente di Amazon aveva descritto la coda lunga in questi termini: “Oggi abbiamo venduto più libri tra quelli che ieri non sono affatto andati di quanti ne abbiamo venduti tra quelli che ieri sono andati”.

Long Tail Content Strategy

E pare, scrive Steve Rayson sul blog di Buzzsumo, che Jeff Bezos abbia proseguito con l’approccio del long tail nella strategia di contenuti del suo “Post“, che oggi sforna circa 1.200 articoli al giorno, una cifra enorme.

Di certo sono alcuni pezzi “bomba” da milioni di visualizzazioni che generano il grosso del traffico, ma i centinaia di articoli di nicchia restanti danno un grosso contributo. Soprattutto se per scriverli non devi pagare i giornalisti.

Alle Olimpiadi di Rio, il Washington Post ha testato l’impiego di software per la redazione di articoli sui risultati e le medaglie delle diverse squadre partecipanti ai Giochi. Per l’occasione i robot sono stati supervisionati da un team di content editor, ma in futuro questi programmi verranno sempre più adottati dai media in quanto consentono di soddisfare la coda lunga dei lettori e di tagliare i costi del personale.

Istintivamente verrebbe da dire: “ne risente la qualità”. Ma i numeri, per ora, danno ragione al numero 1 di Amazon: come potete constatare dal grafico sottostante, il Washington Post è passato in un anno da poco più di 45 a 66,9 milioni di visitatori unici, superando i concorrenti del New York Times, rimasti a quota 65,8 a novembre 2015.

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La qualità rimane un imprescindibile fattore di successo per una content strategy, ma per competere in un mondo in cui i contenuti continuano ad aumentare di anno in anno è necessario incrementare la produzione. Come? Ne parlerò nel prossimo post.

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